martedì 5 gennaio 2010

L'esperienza.

Non so se sono in molti nella mia posizione.
Intendo dire che non so se tanti hanno vissuto come me, con una sensibilità congenita soffocata per tentare di essere felice come gli altri e non inadeguato e inferiore a coloro che sembravano godersi cosi tanto la vita.
La vita non me la sono mai goduta, però ci ho provato, mi sono adeguato per decenni a ciò che era divertente per gli altri, per diventare felice.
Forse non lo sono mai stato felice, forse gusti non ne ho mai avuti, sicuramente umori non ne ho avuti per molto tempo. Ricordo il magnifico odio e il disprezzo che gli altri provavano ai tempi dell'adolescenza, i loro gusti e le loro passioni. Io niente. Io pensavo solo a come sarebbe stato bello essere ammirato dalla gente, a come sarebbe stato bello apparire vincente, in realtà non volevo esserlo, volevo solo che tutta la gente lo pensasse di me, narcisismo, ovviamente con i canoni e i valori inciulcati alla mia generazione, ricchezza e bellezza, con in piu' l'attitudine al mito, tutta figlia dell'america, che ti fa pensare che sei forte solo se sei il migliore e sei il migliore solo se gli altri ti celebrano, ovviamente senza impegno e con un briciolo di scazzo che da sempre molto fascino.
Tutto si calcola a punteggio, i buoni sono divisi dai cattivi, da Top Gun a Schwarzenegger fino a Rocky Balboa. Tutto si ferma qui, perchè la cultura della mia generazione è tutta qui, anche per quelli come me che adesso cercano di recuperare gli anni.

Incredibile che gli sport a punteggio siano sopravvissuti, senza gol, senza palle che entrano in rete, solo con un punteggio "arbitrario".

Nessun libro, solo la musica distribuita, solo televisione, menti bagnate e mai seminate per anni, trascorsi senza frutti.

Consumatori con il sogno di consumare.
ho passato una vita a sognare un'altra vita, sempre all'insegna del consumo. Non so gli altri, ma io ho solo segnato il consumo, quando sognavo l'amore lo abbinavo al consumo e al narcisismo, anche quando ho sognato che la mia famiglia morisse era solo per consumo, e magari un pò di temporanea indipendenza.

Forse sono tanti come me, ma io avevo l'aggravante che mi adeguavo a ciò che piaceva agli altri, a ciò che gli altri consideravano divertente sempre seguendo un bel modello televisivo.
Compresa la paura della solitudine, spiccata, si sa, in adolescenza, ma non so quanto reale in me visto la solitudine mi ha spesso dato piacere. Forse era solo paura di sembrare solo e di non essere il modello che dovevo essere.

Avevo una sensibilità, adesso sembra positivo ma all'epoca era la ciliegina sulla torta dell'irreparabile disagio.
Non ho seguito lei, ho seguito l'idiozia. Adesso è dura, il tempo perso si paga, e provoca rimpianti, malinconie e ciò che odio di piu', l'immancabile manierismo di colui che ha scoperto qualcosa da poco.

Non so leggere una poesia, non la capisco.

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